Storia della Giacca

Da un punto di vista formale, possiamo riconoscere l’origine della giacca in diversi capi del passato: nel farsetto con falde allungate, nel colletto militare indossato sotto l’armatura, nella casacca o giubba della seconda metà del XVII secolo e, più tardi, nel giustacuore allungato fino alle ginocchia.

Verso la fine del XVII secolo, il just a corp, poi marsina, abbinato a gilet e calzoni, costituirà la formula dell’abito maschile, che resterà in uso per tutto il Settecento, fino alla Rivoluzione Francese. La marsina deve il nome e le origini militari al conte belga Jean Marsin, capo delle truppe spagnole in Fiandra.

Era un modello di giacca a falde lunghe, in velluto ricamato guarnito da galloni e bottoni metallici, rimasto in uso per circa tre secoli mutando spesso foggia secondo le mode.

Nel 1780, la marsina venne semplificata e rivoluzionata nella linea: il dorso era tagliato molto più stretto, le due parti anteriori stondate e sfuggenti, segnate da una lunga fila di asole a sinistra e bottoni a destra, con pura funzione decorativa.

Questa tipologia di giacca, abbinata a gilet e culottes, si impose come abito di corte nella Francia di Luigi XVI e fu adottata come habit à la française da tutta l’aristocrazia europea.

La carmagnola era la giacchetta dei proletari durante la Rivoluzione francese; si presentava cucita in tessuti grossolani rigati o scuri, corta e appoggiata sui fianchi, abbottonata sul petto con grandi risvolti.

La giubba della rivoluzione si contrappose fortemente a quella aristocratica sulla scena sociale e politica dove l’abito rendeva visibili in modo simultaneo le differenze sociali.

Il frac, derivato dal frockcoat, capospalla di origine militare comparso in Inghilterra nel 1720, fu adottato come soprabito informale dagli aristocratici per la caccia e per la vita in campagna.

Realizzato in panno blu e abbinato a pantaloni giallo pelle di daino infilati negli stivali, si diffuse tra i giovani dandies, come elemento d’obbligo della moda trasgressiva: rappresentava l’abito nuovo, contrapposto alla marsina Ancien Régime.

Una curiosità, dall’inizio dell’ottocento, quando Lord Brummel (1778-1840), arbitro dell’eleganza londinese, lo consacrò vestito civile da cerimonia, il frac divenne il must-have della borghesia londinese.

L’uso del panno, più pratico e più facilmente accessibile a tutte le classi sociali, stimolò l’abilità dei sarti che gareggiarono nel perfezionare la migliore vestibilità con una esasperata cura del taglio; il modello era corto sul davanti per mostrare il fondo del gilet, con allacciatura doppiopetto, revers molto pronunciati, maniche arricciate e imbottite all’attaccatura, lunghe e strette ai polsi.

La vita era fortemente segnata, le falde sono a coda e lunghe fino al ginocchio, separate da uno spacco posteriore.

Per tutto il Novecento e ancora oggi il frac, habit noir per i francesi, tail coat in Inghilterra, rappresenta l’abito maschile da cerimonia, il più elegante in assoluto, riservato ad occasioni speciali e ambienti esclusivi. Il modello contemporaneo prevede una giacca monopetto nera, mai abbottonata, a vita corta davanti con falde a coda di rondine sul dietro, abbinata a pantaloni neri con doppio gallone laterale in seta.

Completano la mise: il panciotto in piqué bianco, la camicia con sparato pieghettato, colletto ad alette e polsini semplici con gemelli, il cravattino in piqué, sempre bianco, detto white tie.

Lo spencer comparve in Inghilterra alla metà del XVIII secolo e si diffuse in epoca Impero per merito di Lord J.C. Spencer; fu adottato dagli uomini in viaggio, dai militari e anche dalle signore. Il termine individua una giacca doppio petto corta in vita, senza falde, collo a revers e con maniche lunghe, generalmente confezionata in panno o velluto chiaro.

Nelle occasioni formali, nelle serate estive e a mensa dagli ufficiali, lo spencer o mess jacket, viene indossato in sostituzione dello smoking bianco, senza gilet e senza fascia di seta in vita, mai abbottonato, sopra pantaloni da smoking.

Una curiosità, nell’abbigliamento maschile la moda dello spencer è per lo più tramontata: il modello è rimasto come abito da lavoro per barman e maitre d’hotel e come uniforme degli ufficiali di marina.

A partire dall’Ottocento, le uniformi militari costituirono un modello sia di moda che di comportamento: funzionali ed eleganti, rappresentative di uno status, venivano sfoggiate in società nelle occasioni formali e di gala.

Il fascino dell’uniforme, nell’epoca del romanticismo e della formazione degli stati nazionali, esprimeva la rispettabilità e il decoro per il valore dei servizi resi in nome della libertà e della patria e l’orgoglio di appartenere ad un dato battaglione.

Dalla metà dell’ottocento, l’abito da giorno del signore elegante formato dai tre pezzi redingote, pantaloni e gilet, rappresenta l’uniforme borghese diffusa in tutti i ceti sociali.

La redingote, giacca di linea a clessidra, lunga al ginocchio e stretta alla vita, presentava falde tagliate diritte all’apertura in modo da sovrapporsi quando allacciata.

Era realizzata in panno di lana pettinata e ritorta, di colore blu o grigio scuro, foderata in seta o in leggera flanella scozzese per i capi invernali; veniva indossata di giorno su pantaloni diritti, a quadri o righe.

Nel 1857, il Corriere delle Dame annuncia la comparsa delle prime giacche a sacco: la giacchetta o long jacket, che all’inizio provoca il disprezzo del mondo elegante, si diffonde dall’Inghilterra come mise da giorno, contrapposta alla rigida etichetta che prevede la redingote come abito da giorno e il frac come abito da sera.

La giacchetta si presentava diritta, larga alle spalle e lunga alle anche, con due semplici cuciture laterali, una sola bottoniera e due tasche tagliate; confezionata con tessuti a grandi quadri o a righe, si abbinava a pantaloni coordinati che ricadevano sul piede e senza staffa.

Alla fine del secolo, comparve un nuovo modello di giacca a falde arrotondate, lungo al ginocchio e di colore scuro, la finanziera, che divenne l’abito da giorno di banchieri e alti funzionari, era detta anche prefettizia o stiffelius.

Veniva indossata sopra a gilet e pantaloni a tubo rigati o quadrettati, camicia bianca inamidata, cravatta e cilindro ed era destinata agli appuntamenti d’affari, alle visite mattutine, alle passeggiate.

I veri elegantoni si distinguevano per la qualità del taglio dell’abito eseguito su misura, la qualità della confezione, le differenze del particolare sartoriale, accanto alla scelta del giusto tessuto.

Le sartorie gareggiavano nell’arte del taglio e nella precisione della tecnica sartoriale interpretando la tradizione inglese; si affermarono in Italia scuole d’arte sartoriale, prime fra tutte quelle napoletana, palermitana e milanese che posero le basi del futuro Italian Style.

All’inizio del Novecento si impone un nuovo modello inglese: il tight coat, giacca attillata da giorno, che relega la redingote ad eleganza démodé.

Il tight, realizzato in grigio scuro o nero, presenta falde inclinate sul davanti, viene abbinato a pantaloni a righe grigio/nero, di linea diritta, stirati con la piega, gilet monopetto grigio perla o bianco, camicia e cravatta.

Per alcuni decenni il tight sarà la giacca dell’abito maschile da giorno utilizzata per tutti gli appuntamenti ufficiali e le cerimonie eleganti. Il colore grigio del tessuto, varia di tono secondo le occasioni: grigio ferro per quelle ufficiali e per i matrimoni, più chiaro per gli ippodromi e per le occasioni ufficiali estive, grigio piombo con filetto nero per occasioni di lutto.

Smoking Jacket

Lo smoking o tuxedo è l’abito maschile da sera o da società, il più formale in assoluto. In Italia e in Francia si chiama smoking, in Inghilterra dinner jacket, mentre negli States è chiamato tuxedo, dal nome del club Tuxedo Park vicino a New York dove comparve per la prima volta nel 1886.

La giacca da smoking mono o doppiopetto, spesso nera, ma anche bianca per l’estate, blu o bordeaux, viene realizzata in panno leggero di lana con revers in seta di varia foggia e tasche tagliate a filetto.

Si indossa abbinata a pantaloni della stessa stoffa con un gallone di seta sul lato esterno; completa la mise il gilet in tinta, la camicia bianca con colletto rigido rovesciato, sparato con bottoni gioiello e polsini semplici con gemelli; d’obbligo il papillon nero, black tie, e le scarpe di vernice nera.

Una fusciacca in vita, la cummerbund, a partire dal 1925 frequentemente sostituisce il gilet: è costituita da una fascia pieghettata in raso da girare attorno alla vita e fermare sulla schiena, la si porta in modo che l’apertura delle pieghe sia rivolta verso l’alto, poiché un tempo vi era cucita una piccola tasca interna; è un adattamento dalla kamarband, sciarpa in vita del costume indiano.

Negli anni Trenta, il tuxedo bianco dei playboy fu protagonista delle serate mondane delle stagioni calde. Negli stessi anni, l’immagine di Marlene Dietrich in smoking fece il giro del mondo e, più tardi, nella seconda metà degli anni Sessanta, Yves Saint-Laurent lanciò l’idea dello smoking al femminile che resterà per sempre, legato al suo nome come pietra miliare della moda.

Il blazer è una giacca sportiva maschile, di origine anglosassone, da portare spezzata con pantaloni di diverso colore. Generalmente doppiopetto, si presenta di linea ampia, foderato, con tasche applicate o tagliate, stemma del club ricamato sul taschino, bottoni dorati.

Negli anni Venti fu proposto in tessuti a righe vistose o in forti tinte unite, secondo i colori del club sportivo di appartenenza.
Come uniforme dei college anglosassoni, fu adottato in versione più corta, stile Eaton.

Il navy blazer è una giacca doppiopetto blu scuro con bottoni dorati, in serge pettinata, panno o saia; deriva dalle giacche che nel XIX secolo costituivano la divisa della marina inglese, da quando, nel 1837, il comandante della Fregata HMS Blazer diede ordine di preparare una giacca particolare per il suo equipaggio, in occasione della visita della regina Vittoria.

 

 

Durante gli anni Venti, nel quadro di una generale ispirazione allo stile maschile guidata da Chanel, la moda femminile si appropriò del capo che fu proposto in tweed o jersey, in modelli di assoluto rigore geometrico, indossati con gonna a pieghe o ampi pantaloni abbinati a camicia e cravatta.

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